Gruppo Artistico Agave Blu


Considerazioni e chiarimenti

Si è conclusa con grande successo la prima mostra itinerante “XXII Secolo Desertificazione” del gruppo artistico “Agave Blu”. Ideata dal pittore barcellonese Sebastiano Giunta fondatore del gruppo che con l’agave blu, immagine che da anni caratterizza il pittore e le sue opere, ha creato il simbolo della custodia contro la desertificazione. La mostra, aperta ad accogliere artisti interessati alle tematiche affrontate dal gruppo ha attratto a sé durante l’evolversi delle varie tappe ben dieci elementi, partita da Forlì con tre artisti si è conclusa a Barcellona pozzo di Gotto (ME), città natia del gruppo, con tredici. Dopo Forlì le mostre sono state quelle di Ravenna, Catania, Messina, Taormina e per chiudersi, come detto, a Barcellona P.G.. Il particolare successo è dovuto non soltanto allo spessore delle opere ma anche, soprattutto, ai temi affrontati, proprio la "Desertificazione", che non tocca esclusivamente la palese argomentazione ecologica critica del pianeta; se ci si fermasse semplicemente a questo la questione verrebbe esaminata soltanto in apparenza, non si guarderebbe al problema in sé, ma solo alla sua manifestazione esteriore (che è sotto gli occhi anche di chi non sa o di chi non vuole capire) come - malauguratamente - troppe persone lo vedono. Affrontando l’argomento solo da questo punto di vista, non si arriverebbe a concepire il motivo, la causa prima che ha portato al verificarsi di questo. Se vogliamo stringere il campo per mettere meglio a fuoco la questione ed analizzarla dalle sue fondamenta la denuncia va rivolta alla sempre più drammatica perdita dell’autoconsapevolezza dell’uomo come esistenza individuale che prescinde dall’omologazione che i costumi consumistici gli conferiscono e della realtà fittizia che sempre in modo più accentuato la “cultura moderna” ci impone per dare sempre più credito a leggi di un mercato globale affrancato da qualsiasi tipo di remora morale. La “Desertificazione” come “perdita dei valori supremi dell’uomo”, tanto replicata non si manifesta nella barbarie della guerra, o nelle tragiche notizie che si ascoltano ai telegiornali: stupri, pedofilia, infanticidi e tutte le altre brutali manifestazioni della deviata mente umana. Tutte queste cose ci sono sempre state, c’è poco da stizzirsi, nulla di nuovo, le esortazioni di ordine morale rispetto a questi eventi lasciano di sicuro il tempo che trovano, se non addirittura fomentano, con il clamore che i media ne danno, il verificarsi di questi ultimi. L’aumento dell’uso di alcol, droga, psicofarmaci, ansiolitici, antidepressivi, da parte di un sempre maggiore numero di individui è il sintomo della malattia esistenziale dell’uomo moderno, soggiogato nello spirito da quella entità funesta che con la sua tendenza a rendere nulla la singola esistenza la sacrificarla per l’incremento del suo dominio planetario. La figura dell’uomo figlio del progresso che i media prendono a modello è ormai privo di reali punti di riferimento; sradicato dalla terra, perdendo la consapevolezza di se stesso, ha delegato a riviste e televisione il compito di creare la sua identità, è ormai asservito all’ ideologia tecnologica e all’ortodossia del fondamentalismo “Catt-Occidentale” in cui la persona in quanto tale è stata (o si è?) posta a “parte come un' altra” del sistema di produzione-distruzione che sta fagocitando la linfa vitale del pianeta stesso. Il gruppo ha portato un così largo consenso da rendere parecchio chiara la riuscita di questa mostra itinerante, anche se, molti purtroppo questo problema l’anno travisato drammaticamente, (e se ne sono sentite di considerazioni sconcertanti!) ma malauguratamente se il problema esiste, è proprio per l’esistenza della pochezza e della superficialità che sempre è esistita nell’uomo, ma che oggi a causa dei media dilaga prendendo piede incontrollabbilmente. Cosi si manifesta in persone a cui poca importa realmente dei temi affrontati dal gruppo, l’importante è fare la parte del “politicamente corretto”, farsi vedere con i propri vestiti firmati e ostentare titoli e appellativi di sorta; sono profondamente rammaricato del fatto che queste persone possano ancora circolare a piede libero a scagliare alla cieca “dubbi giudizi” di valore su ciò che è bene e ciò che è male a dare con magnificenza, dall’alto dei loro doppio petto o dalle loro pellicce sanguinanti opinioni che non sono altro che retoriche, banali, inutili e certamente di dubbio gusto, specchio della poca riflessione che mettono nella considerazione di se stessi, della terra e della vita stessa. Volendo ora rendere valenza ai propositi del gruppo e bene sottolineare che esso oltre alla chiara matrice pittorica si avvale anche di giovani intellettuali, scrittori, poeti e critici d' arte aperto a coloro che sentono il tema affrontato in modo cogente, è disponibile ad accogliere nuove collaborazioni, opinioni ed esperienze, per questo il gruppo e' presente nel web su www.agavebluarte.com
(13/01/07)
Stefano Giunta