Movimento D' arte "AgaveBlu"


Il movimento d' arte "Agaveblu" è un crogiuolo di menti geniali unite dalla passione per la pittura e dall'amore per la natura. Sebastiano Giunta, il fondatore del gruppo, attraverso le sue opere intende focalizzare l'attenzione degli altri sul reale problema della desertificazione della terra e auspicare, da buon ecologista, il recupero dell'ambiente, ma anche dei valori dell'uomo. Interessante il logo . L'agave, una pianta imponente che trasmette sicurezza e stabilità, la cui peculiarità è quella di fiorire una sola volta nella sua vita e poi ... morire. Il blu, il colore del cielo e del mare, in tutte le sue sfumature. Il blu come colore che rasserena e dà pace. Il blu come colore che simboleggia l'acqua che, tra gli elementi vitali, è il più simbolico e sacro. Un proverbio tibetano dice: "Gocce d'acqua, gocce d'oro". Mi vengono in mente alcune affermazioni del Santo Padre Giovanni Paolo II, legate ai temi dell'ambiente, che inducono tutti noi alla riflessione: "Le minacce dell'ambiente sono oggi numerose: il disboscamento, l'inquinamento dell'acqua e dell'aria, l'erosione del suolo, la desertificazione, le piogge acide, e molte altre." "La terra non è una riserva da sfruttare in modo illimitato, ma una parte del mistero della creazione" alla quale l'uomo "può accostarsi per servirsene, ma deve anche rispetto e meraviglia." " l'uomo è collaboratore e artefice, ma non padrone assoluto, né di se stesso né delle cose, che egli è chiamato a sua volta a plasmare perché il giardino divenga più florido." "nei confronti della natura visibile siamo sottomessi a leggi non solo biologiche, ma anche morali, che non si possono impunemente trasgredire." La tutela del creato è diventata oggi una delle preoccupazioni primarie. Tutti noi abbiamo delle responsabilità. Tutti noi dobbiamo prenderci cura del creato. Esiste una sorta di reciproca assistenza. L'essere umano per sopravvivere ha bisogno del mondo e, a sua volta, il mondo ha similmente bisogno dell'uomo. Senza di lui la terra è un deserto. Ma non c'è soltanto la desertificazione della terra. In questa nostra società distratta, superficiale e frenetica ci sono altri deserti: quelli della vita. C'è il deserto della miseria e del degrado; della droga e del disorientamento; della violenza e del razzismo; del dolore e della sofferenza; della diversità e della solitudine. Il deserto dei tanti drammi evidenti o celati che si compiono ogni giorno nella vita di ognuno. Ma il deserto più profondo è quello dell'anima. Essa, per non perdersi, ha bisogno di serenità e silenzio. Tutto ciò è difficile, quasi impossibile da cogliere in una società come la nostra, bombardata da mille immagini che, attraverso i mass-media, entrano nel nostro quotidiano. Siamo diventati delle macchine senz'anima, dei robot senza capacità d'amare. Viviamo in una società che dà più importanza al fascino del corpo che alla capacità della mente. Circondiamo i nostri figli di oggetti inutili e ci dimentichiamo che loro, in fondo, desiderano soltanto essere amati ed ascoltati. I giovani sono le vittime sacrificali della follia del benessere. Siamo immersi in una sorta di brodo sonoro che sovente ci toglie il tempo per riflettere e ci impedisce di entrare in comunione con noi stessi. In questo nostro mondo che ha perso il suo centro che è nel nostro cuore, non abbiamo più tempo per pensare, per pregare e per "nutrire" la nostra anima che, obbligatoriamente, è costretta a restare indietro. Ma la chiave di volta per riappropriarci della nostra dimensione spirituale è il silenzio che ci dà la capacità di cogliere tutti i segreti della vita. E' il silenzio che crea soluzioni, che ci salva, che ci rende forti, che ci libera dal logorio causato da un ritmo di vita troppo intenso. E' nel silenzio che Dio risponde con piccoli segni che gli occhi vogliono vedere, ma che solo l'anima riesce a recepire. Dice bene Henri Frederic Amiel allorché afferma: "L'uomo che non ha una vita interiore è schiavo di quanto lo circonda". I misteri si contemplano nel silenzio e nel silenzio se ne intuiscono i significati. Dobbiamo quindi sforzarci di tornare all'anima perduta e... osservarla da vicino. E' necessario, pertanto, ripensare in maniera responsabile al nostro modo di vivere; fare rinunce e scelte coraggiose che auspichino un futuro migliore. La soluzione dei problemi ambientali non può essere affidata, esclusivamente, agli uomini di scienza ma deve partire da una sfera più ampia. Essa dovrà essere di carattere etico e spirituale. Una vera e propria rivoluzione umana dettata dall'amore. L'amore salverà il mondo perché, come ci ricorda la prima lettera di Giovanni, è la definizione stessa di Dio (Dio è amore: 1 Gv 4,8).

Vittoria De Marco Veneziano

Siracusa, Agosto 2008





Agave blu e la desertificazione



Il gruppo di artisti riuniti nel progetto Agave blu si pongono obiettivi fondamentali con la loro opera. Tra le categorie investite ce ne sono alcune che si possono definire centrali nella riflessione dell'umanità. Centrali perché sono l'evidente sviluppo della nostra civiltà e del suo interno sentire. Techne, polemos e mysterion: eminentemente filosofica si dimostra la pittura che ci mettono di fronte. Cercherò di dare un breve e sintetico cenno con queste idee, muovendo da una piano puramente antropologico per mostrare la portata attuale che il loro 1segno esibisce e per dare almeno un fondamento a questa riflessione filosofica che con il declino della metafisica sembra incentrarsi sul mind-body problem e sulla rappresentazione che le scienze esibiscono nella loro arte di addomesticamento del mistero. È a partire da quello che i greci chiamarono δαυμαζειγ , ovvero la meraviglia delle domande principali della metafisica e le risposte sviluppate, che troviamo la connessione con una delle scintille dello spirito umano nell'incontro con il reale2. In questa prospettiva la techne è il modo naturale di essere al mondo dell'uomo. Oggi essa è principalmente diventata lo strumento della scienza ma estensivamente essa è creazione umana. Creazione è cultura e meraviglia che emergono dal mistero delle origini; è il tentativo di spiegare l'eterno e il divenire, l'emanazione o l'ingenerabilità del cosmo, le regioni dell'essere o della sua rappresentabilità, non ha quindi solo il crisma teologico, anche se in questo campo in passato ha dispiegato la sua azione. Tommaso d'Aquino escludeva la creazione dai processi della natura e dell'arte ma oggi - dopo l'idea bergsoniana di evoluzione creatrice e l'accentuazione del suo carattere imprevedibile e mutevole nei processi della tecnica - è possibile iniziare a delinearne una riflessione che s'inneschi a partire dalla sua esibizione, restringendone il concetto proprio all'arte nel suo apporto filosofico-politico ed antropologico. Non è lo spazio per approfondire questo aspetto anche perché c'è un'ampia letteratura che si è sempre occupata di questi problemi. Oggi questo ritorna però con forza e si attualizza concretamente con la paura della scienza3 e con un legame al religioso naturale che nell'epoca del disincanto chiede maggiore attenzione. Le ricadute sociali sembrano però misurarsi sempre in polemiche sterili che non si traducono in azioni, quando non si agisce con la radicalizzazione del polemos stesso, che si tramuta in guerra. Se si cogliesse appieno l'espressione artistica come segno dell'uomo, comprenderemmo che forse c'è un legame con tutti gli elementi principali dell'esistenza umana che, con la pittura in questo caso degli artisti di Agave blu, si svela attraverso simboli che per loro natura uniscono i piani ontologici4. La loro comunicazione si può inserire in un filone neo-surrealista e la sintesi del loro linguaggio ci rappresenta un aspetto della creazione che necessità, sviluppo, ricerca, porta a confrontarsi con la realtà e la verità. Paradosso solo perché realtà e verità sono anch'esse categorie filosofiche? Siamo ormai consci che ci sono dei limiti, sia al pensiero che all'azione, che la tecnica disincarnata, e senza la poiesis che l'accompagna nei tempi felici, l'umanità è preda della sua passione. La scienza contemporanea è proiettata sull'unico suo grande obiettivo: svelare il mistero. Per i greci (civiltà che l'intero occidente ha assimilato come ricordava Stefano Giunta nel Catalogo ottobre-dicembre 2006), l'esperienza delle passioni veniva vissuta come mistero e paura, la parola infatti indica (latino passio) qualcosa che accade agli uomini. Nello sviluppo questa è stata inclinata necessariamente nella produzione che la libera sull'ampio spettro della possibilità e tradotta nella ragione del superamento. Ma la passione incarnata continua a vivere la tragedia, che nasce nella dialettica tra creaturalità o finitezza e idea di immortalità e porta l'arte a misurarsi sui percorsi che si delineano. Se in passato era lo stupore della bellezza, oggi è la desertificazione dell'anima che lo spirito del tempo esibisce alle coscienze.


Urbino 14 settembre 2008

Celi Carmelo


1Il segno che è stato studiato principalmente dalla linguistica e dalla semiotica ci mostra scientificamente quel che lo storico delle religioni Mircea Eliade aveva esemplarmente spiegato: "Il segno è il sigillo che distingue l'essere dal non-essere." Fragmentarium, Milano, Jaca Book, 2008, p.182.

2 La riflessione ha portato nel tempo a vedere come la realtà sia anche il possibile, l'ideale, l'apparente. Ciò che ci viene dato è il modo di essere e non l'esistenza delle cose e quel che si sperimenta è la resistenza della realtà, ciò che Maria Zambrano ricordando Ortega y Gasset mostrava essere nel fondo della nostra psiche "che solo in situazioni eccezionali ci è nota dall'interno. Da essa emergono fatti e situazioni che ci sono perfettamente sconosciuti e che ci oppongono resistenza: sono realtà." Il sogno creatore, Milano, Bruno Mondadori, 2002, p.10.

3 L'editoriale di Repubblica del 10 settembre 2008, rifletteva sull'esperimento condotto a ....L'articolo condensava i percorsi spirituali degli scienziati del XVI e XIX secolo e concludeva sull'esigenza di una scienza che fermi la scienza.

4 Qualche esempio lo possiamo cogliere dagli studi condotti dalla fenomenologia religiosa: I simboli possono rivelare una modalità del reale o una struttura del mondo che non sono evidenti sul piano dell'esperienza immediata. Possono anche avere la capacità di esprimere alcune situazioni paradossali e alcune strutture della realtà ultima, altrimenti impossibile ad esprimere. Si può ricordare l'importanza che avevano per i primitivi, pensando che la coscienza, in fondo, non percepisce la struttura analitica della realtà, ma la portata della realtà sui sensi.