Movimento d'Arte "Agaveblu"


Il Movimento d'Arte "Agaveblu" nasce a Barcellona P.G. nel 2006 dall'impegno fattivo e concreto del pittore Sebastiano Giunta. Il movimento organizza mostre in Italia e all'estero. Riunisce maestri della pittura dalle potenzialità artistiche e culturali di alto livello. Il problema della desertificazione spirituale e materiale della terra è un tema molto caro a Sebastiano Giunta e al suo gruppo. Per loro l'arte non è soltanto il mezzo per estrinsecare i propri sentimenti, per cogliere - come affermava il grande pittore catalano Joan Mirò - nel visibile l'invisibile, ma anche lo strumento per fissare l'attenzione dell'uomo di oggi - che sembra aver perduto l'anima e i valori essenziali - sull'esigenza fondamentale di salvaguardare l'ambiente che costituisce la possibilità di sopravvivenza dell'essere umano. Dice bene Giovanni Paolo II quando nella "Lettera agli artisti" afferma: "La società ha bisogno di artisti, come ha bisogno di scienziati, di tecnici, di lavoratori, di professionisti, di testimoni della fede, di maestri, di padri e di madri, che garantiscano la crescita della persona e lo sviluppo della comunità attraverso quell'altissima forma di arte che è " l'arte educativa ". Nel vasto panorama culturale di ogni nazione, gli artisti hanno il loro specifico posto. Proprio mentre obbediscono al loro estro, nella realizzazione di opere veramente valide e belle, essi non solo arricchiscono il patrimonio culturale di ciascuna nazione e dell'intera umanità, ma rendono anche un servizio sociale qualificato a vantaggio del bene comune." Pertanto l'arte non è solo veicolo di spiritualità e bellezza, ma anche strumento educativo per richiamare l'uomo ai valori essenziali. Il buco dell'ozono, le piogge acide, i cambiamenti climatici, l'inquinamento idrico e atmosferico, le aree a rischio idrogeologico sono solo alcuni dei problemi ecologici. E che dire dell'acqua? L'oro del terzo millennio? Oltre 900 milioni di persone non hanno ancora l'accesso all'acqua, e ben 1,8 milioni di bambini ogni anno muoiono per malattie dovute alla mancanza di acqua pulita. Eppure l'acqua è un diritto universale. E' un diritto inalienabile. In compenso laviamo le nostre macchine con l'acqua che beviamo e nei nostri servizi igienici facciamo scorrere della "preziosa acqua potabile". Basti pensare che l'accesso all'acqua pulita può ridurre i tassi di mortalità infantile di oltre il 20% ed evitare, a donne e bambini, lunghi percorsi per andare ad attingere acqua da fonti spesso contaminate. Questi dati debbono indurre tutti noi alla riflessione. Come ci ha ricordato Gandhi: "La terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l'avidità di alcune persone". E' inevitabile un concreto cambiamento di mentalità che induca l'uomo a scegliere "nuovi stili di vita". E' necessario proteggere non solo la terra, l'aria e l'acqua come doni della Creazione che, in quanto tali, appartengono a tutti, ma l'uomo deve anche salvaguardare se stesso dalla distruzione. E' necessario prendere in considerazione anche le esigenze ambientali dell'uomo in quanto individuo con abitudini sociali. Pertanto l'ambiente naturale e culturale in cui l'uomo vive non possono essere separati e soprattutto costituiscono un patrimonio che necessariamente va protetto. Come ha affermato Benedetto XVI nell'Enciclica "Caritas in veritate": "Il degrado della natura è infatti strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana: quando "l'ecologia umana" è rispettata dentro la società, anche l'ecologia ambientale ne trae beneficio. Come le virtù umane sono tra loro comunicanti, tanto che l'indebolimento di una espone a rischio anche le altre, così il sistema ecologico si regge sul rispetto di un progetto che riguarda sia la sana convivenza in società, sia il buon rapporto con la natura [...] Il problema decisivo è la complessiva tenuta morale della società [...] E' una contraddizione chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell'ambiente naturale, quando l'educazione e le leggi non le aiutano a rispettare se stesse." Le scelte che oggi tutti noi compiamo sono fondamentali per la possibilità di sopravvivenza delle generazioni che verranno. E' auspicabile ritornare al concreto, alla condivisione e al dono, ai valori veri, ai valori della famiglia - cellula fondante della nostra società - e, soprattutto, dobbiamo tornare a parlare d'amore. Convertire il nostro cuore all'amore che è l'unica forza capace di cambiare il mondo. L'amore è "un'arma" perchè combatte il male facendoci diventare tutti strateghi del bene. L'amore ha il potere di cambiare la vita, di convertire le cose, perchè l'amore è creativo, geniale, inventivo. E poi ...come diceva don Milani "Chi ama, ha cura".

Siracusa, Aprile 2010

Vittoria De Marco Veneziano